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Vlao il 15 settembre 2010 - 15:59

E' da inizio viaggio che si narra che un giorno o l'altro ci troveremo ad affrontare un trekking notturno… sulle pendici dell'Ol Doinyo Lengai… per vedere l'alba dal ciglio del cratere… ma, nonostante il giorno fatidico si avvicina costantemente, le informazioni riguardo all'"escursione" rimangono alquanto nebulose…

Dalle relazioni precedenti si desume che la vetta l'hanno vista in pochi, e che in altrettanto pochi sono partiti per la "passeggiata"… alcune guide parlano di un fantomatico paese, sconosciuto a qualsiasi cartina, da cui parte il sentiero… altre avvertono di un dislivello di 1.500 metri da scalare e di un sentiero non proprio "battuto"… dall'Italia, amici che hanno affrontato l'impresa poco tempo prima, ci riferiscono di aver visto l'alba senza essere arrivati alla meta…

Tutto questo alone misterioso incuriosice i più, tant'è che al via ci presentiamo in 13 su 16… con tre soli lungimiranti forfait… compensati però dall'aggiunta del compianto tedesco di cui poi vi dirò…

Partenza ore 22.30 per raggiungere l'inizio del "sentiero"… Già solo per arrivare ai piedi del vulcano incontriamo diverse asperità… la visibilità non è delle migliori nonostante la luna piena… e i driver si impantanano più volte nella sabbia… a turno gli equipaggi sono costretti a scendere a dare una spinta alle jeep…

Riusciamo, con qualche patema, ad arrivare al punto di partenza con un leggero ritardo sulla tabella di marcia. Del paese citato nelle guide, chiaramente, non c'è traccia… ma gli autisti ci assicurano che il posto è quello giusto… loro non ci accompagnano, dicono che rimarranno nel "parcheggio" ad aspettarci… domani devono guidare… ma quel ghigno sotto i baffi lo sapevo che nascondeva qualcosa!

Siamo equipaggiati di tutto punto, scarpe da semi-trekking, bastoni in legno da nordic-walking, zaino con 1,5 litri d'acqua cadauno e un pacchetto di succulenti biscotti al cacao. Si parte in maniche corte, ma la felpina è già pronta!

Le nostre due guide confabulano e poi partono, una tira il gruppo e l'altra lo chiude. Il capo banda detta un'andatura da maratona olimpica… solo il teutonico gli sta dietro… forse vuole fare selezione… e ci riesce benissimo! Dopo un'ora di cammino, quando ancora non siamo arrivati nemmeno alle pendici del vulcano, l'ultima parte del gruppo si ferma.

Dopo un piccolo conciliabolo ognuno di noi decide tra due opzioni… "torno indietro adesso con i "velocisti", dormo in macchina e aspetto gli "scalatori" al ritorno… oppure continuo imperterrito a soffrire in silenzio e a salire??? Cazzo però… guarda come va su ripido!"

Alla fine in 10 più il crucco optiamo per la seconda ipotesi, così una guida accompagna i "velocisti" al campo base e noi rimaniamo con il nostro sciamano che ci dice che siamo strong e che arriveremo in cima.

Nonostante questa ventata di ottimismo cominciamo ben presto a stancarci del suo ritmo… tra il gruppo si comincia a parlare di ammutinamento… soprattutto quando alle richieste di sosta il tipo comincia a dire che per l'alba non arriveremo mai… e ci aspetta godendosi un microsonno o sputandoci addosso il fumo della sua sigaretta.

Il crucco stanco del nostro incedere a singhiozzo decide di staccarsi… l'ultima immagine che abbiamo di lui è di quando ci offre degli anacardi prima di scomparire nel buio con la sua pila frontale.. in fuga solitaria verso la vetta… Il tourleader dice che non è possibile scindere il gruppo… e che, o si va su tutti insieme, o niente… chiaramente all'unanimità gli diciamo che il tedesco non è con noi… e ci aggiudichiamo con questo stratagemma altri 5 minuti di riposo…

Le soste da qui in avanti cominciano ad essere più frequenti… la salita è sempre più ripida… tre passi avanti e due indietro… alcuni cominciano ad intaccare le scorte di acqua, di sali e di biscotti al cacao…

Il profeta comincia a minacciarci… dagli incoraggiamenti iniziali "you are strong! you'll reach the top!" passa ad insulti gratuiti… "vedi loro?" indicando con disprezzo i ritardatari intenti a raggiungerci "non ce la faranno mai…" oppure ci inveisce contro apostrofandoci come il peggior gruppo che abbia mai avuto. Cerca in tutti i modi di dissuaderci dall'impresa… sono ormai quattro ore che scaliamo… ma il peggio secondo lui deve ancora arrivare… e le ore che ci mancano alla vetta ad ogni sosta aumentano anzichè diminuire!

Ad un certo punto si ferma di sua spontanea volontà, attende che arrivino tutti e ci annuncia il point of no return. Qui, ci dice, potete scegliere… o decidete di scendere, e io ve lo consiglio… oppure decidete di andare avanti, ma sappiate che si va avanti tutti e 10 e bisogna raggiungere assolutamente la cima perchè non ci si può fermare a metà strada, c'è vento e fa freddo, e poi più su non si può scendere perchè di notte è troppo pericoloso… e c'è il giaguaro!

Seguono minuti terribili… occore decidere le sorti del gruppo… di gettare la spugna e far tornare indietro tutti non se la sente nessuno… ma guardando avanti la salita si fa sempre più ripida… sappiamo già da un po' che è impossibile arrivare tutti in cima… ma il gruppo è grintoso e alla fine la forza di volontà ha il sopravvento sulla ragione… e con sommo stupore del malefico, che già pregustava un prematuro rientro a casa, decidiamo di andare avanti

Lo sforzo per proseguire si fa sempre più grande… (giuro… mai fatta una cosa del genere…), senza le bacchette di legno è impossibile salire, c'è chi preferisce procedere carponi per non rischiare di cadere all'indietro… il vento comincia a farsi fastidioso, nonchè gelido… e le soste sempre più ravvicinate non sono più sostenibili…

Ad un certo punto l'elemento si ferma… saremo a 100/200 metri dalla vetta… due ore di strada ancora secondo le sue stime… sono le quattro e siamo nel punto più freddo del pianeta. Il tizio se ne esce con: "now… we stop walking… and we start climbing…".

Ci guardiamo in faccia… e per 10 lunghissimi minuti discutiamo sul da farsi… l'ultimo pezzo è difficilissimo e si va su arrampicandosi con le mani… come in un film psicologico russo… cominciamo a delineare gli scenari futuri… il raggiungimento della vetta non è nemmeno tra i papabili… ma si ha comunque ampia scelta… con previsioni che vanno dall'ipotermia, alla ruzzola fino a fondo valle… alla fine, non senza un po' di rammarico, decidiamo che viste le condizioni in cui ci troviamo… andare avanti non è possibile… decidiamo di scendere.

L'infame ci dice che di notte non si può scendere, troppo pericoloso, ma ci propone di raggiungere un posto più riparato dove poter aspettare l'alba. Cominciamo a scendere il pezzo più difficile… con l'aiuto delle pile e scivolando con il retro sulla sabbia. Al pensiero di aspettare altre due ore l'alba al freddo… ci pervade un irrefrenabile istinto omicida… e l'idea di buttare il personaggio in un crepaccio… è tra quelle più gettonate…

Alla fine decidiamo di ignorare il maledetto, che tra l'altro ci consiglia le traiettorie di discesa più scomode. Lo mandiamo avanti e scendiamo del nostro passo… Ma la discesa non finisce più… "ma quanta cavolo di strada abbiamo fatto???" Il sole è già alto quando decidiamo di farci un autoscatto per immortalare questa malsana impresa… prima d'ora nessuno aveva avuto il coraggio/la forza di tirare fuori la macchina fotografica!

Alle 9.30 arriviamo al parcheggio dove ci attendono i driver e i "velocisti" che hanno passato una tranquilla notte in auto. Saliamo sulle Toyota senza rilasciare dichiarazioni… se nonchè alla preoccupata domanda… "dove è finito il tedesco?" tutti sbottiamo in coro "ma'affanculo il tedesco!"

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Categorie: all, viaggi

Un commento

  1. […] il musicistaboxeur Danske (link), il reduce dell’Oldoinyo Lengai Petrus e il suo compare di concerti Luca non eravamo che una piccola rappresentanza […]

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