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Ora Vlao abita qui

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Vlao il 22 novembre 2017 - 16:44

La meta sta volta l’ha scelta Vlao, dopo aver visitato paesi turistici, come Thailandia e Maldive, aveva proprio voglia di visitare una zona dove non ci fosse troppa gente. Niente città, niente siti storici, niente stranieri, niente di niente. Solo natura, panorami, ampi spazi e colori.

Tra i paesi candidati alla fine l’ha spuntata la Bolivia, un pallino di Vlao, che da tempo sognava di calpestare i mitici salares.

Martimarti ha appoggiato la scelta e l’idea è stata condivisa anche dalla doganiera Ele che, come primo viaggio di Avventure, ha deciso saggiamente di affidarsi allo scoordinatore Vlao. Ad arricchire la spedizione anche il mitico Jean che, dopo le scorribande in Thailandia, ha deciso di non perdersi la possibilità di una gita sulle Ande.

Dopo la classica fase di suspence tipica di AnM… il tira e molla tra il parto e il non parto… finalmente il gruppo si è formato ed anzi si è addirittura chiuso! Strano per una partenza in Ottobre inoltrato con tanto di gruppo parallelo in formazione…

16 membri di equipaggio per la missione boliviana. Anconetani, milanesi, sardi, parmensi, torinesi, toscani, laziali… doganieri, medici, operatori turistici, veterinari, mugnai… abbiamo di tutto nel nostro gruppo misto.

Sopra i tetti del monastero di San Filippo Neri - Sucre

Sopra i tetti del monastero di San Filippo Neri – Sucre

Evitato lo spauracchio scioperi partiamo dall’Italia per intraprendere il nostro lungo spostamento. Visitiamo diversi aeroporti prima di giungere a quello di Sucre dove, dopo un giorno per aria, inizia il viaggio vero e proprio. Se non fosse che mezzo gruppo si ritrova senza bagagli si potrebbe dire che, fino ad adesso, tutto sia andato liscio.

Abbiamo mezza giornata per visitare la capitale legislativa boliviana e decidiamo di gestircela “fai da te”. Pranziamo in centro e poi ci dirigiamo, percorrendo una lunga salita, al belvedere della Recoleta dove ci meritiamo una sosta birra al bar gestito dall’onnipresente italiano.

Prima del tramonto ci facciamo una passeggiata sui tetti del Convento di San Filippo Neri dopo di che ci fiondiamo a mangiare in un ristorante del centro. Ottimi piatti di carne ed una fresca Paceña inaugurano la lunga serie di cene in terra boliviana.

Andiam andiam... andiam a lavorar alle miniere del Cerro Rico

Andiam andiam… andiam a lavorar alle miniere del Cerro Rico

L’altitudine non da problemi a nessuno, ma il bello arriva adesso, come prima tappa abbiamo in menù le miniere del Cerro Rico, 4.090 metri sul livello del mare.

Arriviamo a Potosì dopo una lunga sessione di pulmino, veniamo bardati come provetti minatori, stivali, casco e torcia frontale dopo di che passiamo per il mercato per rifornirci di doni da portare ai lavoratori sotterranei.

Il pacco dell’operaio comprende una dotazione di foglie di coca da masticare vita natural durante, l’amaro del minatore consistente in una boccetta in plastica piena di alcol 95° probabilmente non atto al consumo umano, un candelotto di dinamite con tanto di miccia, ideale per velocizzare il lavoro, e un pacchetto di cigarillos da offrire al diavolo della miniera come buon auspicio per lo scavamento. A seguito di dubbi sulla sicurezza decidiamo di tralasciare la fornitura di dinamite, mentre soprassedendo sulle conseguenze sanitarie legate agli altri doni partiamo alla volta della miniera.

L’ingresso del tunnel, le rotaie e i carrellini ricordano tanto i film di Indiana Jones. Chinandoci giusto il dovuto e forse un po’ meno, dato l’elevato numero di testate sulle travi, ci inoltriamo nel buio cunicolo. Le nostre torce illuminano dove mettiamo i piedi ed i nostri stivali si immergono nella fanghiglia. Raggiungiamo i lavoratori che becchiamo in piena pausa mentre si gustano una sana sigaretta trasformando la poca aria presente in loco in fumo.

Pausa caffè per i minatori di Potosì

Pausa caffè per i minatori di Potosì

Facciamo la nostra offerta al diavolo della miniera e dopo un’ora e più di visita non vediamo l’ora di tornare all’aria aperta. Pensare che questi ragazzi passano la maggior parte della loro giornata al buio sottoterra ci lascia una sgradevole sensazione addosso, la guida però ci rinfranca dicendoci che quando la loro capacità polmonare scende sotto il 50% hanno diritto di smettere di lavorare e di godersi la pensione

Nessuno coglie l’occasione per lasciare un curriculum vitae perciò abbandoniamo alla svelta i panni da minatori e lasciamo al suo destino la ridente cittadina di Potosì. Manca ancora tanta strada per raggiungere Tupiza dove passeremo la nottata a “bassa quota” 2.850 metri slm per i evitare i malanni dovuti al soroche.

BOLIVIA CILE 2017

Indice

Episodio 1 La lunga rotta verso Sucre e le miniere di Potosì Sei qui
Episodio 2 Le quebradas di Tupiza e la Ciudad de Roma link

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Categorie: novità, sciapate, viaggi

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